Lavoro con donne che si sono dimenticate di sé per restare al fianco di qualcuno: un partner, una storia che non finisce, una persona da accudire.


- Sei in una relazione, ma ci sei senza esserci. Ti dici che è un periodo, ma il periodo dura da troppo. Restare è diventato il modo in cui stai sparendo
- La storia è finita ma occupa ancora tutto. Andare avanti ti sembra cancellare quello che è stato.
- Stai accudendo qualcuno che ne ha davvero bisogno. Il tuo bisogno è diventato impronunciabile. Vorresti respirare e ti senti egoista anche solo a pensarlo
Conosco quel senso di smarrimento. L’ho vissuto.
Nel 2019, ho chiuso una relazione durata cinque anni.
Nei mesi successivi alla fine di quella storia le nostre vite sono andate avanti, ma mi ha riportato che la sua nuova compagna era “una donna con la D maiuscola”, come se io non lo fossi stata.
In quegli anni avevo smesso di riconoscermi. Avevo costruito una versione di me che stesse bene nelle sue richieste e a un certo punto non sapevo più dove finiva quella versione compiacente e dove cominciavo io.
Avevo 26 anni e anche io muovevo i primi passi verso una nuova relazione, ma la sabotavo cercando la conferma che nella prima non avevo sbagliato. Cercavo prove invece di stare presente a quello che lui mi stava davvero offrendo.
Nel frattempo il mio corpo si era fermato. Amenorrea da mesi.
Un sabato mattina c’era un webinar sulla riconnessione con il corpo. Non stavo bene e non volevo collegarmi, ma mia mamma mi ha convinta. E lì ho portato tutta la mia tensione, quel malessere che mi accompagnava era il corpo che sta comunicando.
In quella meditazione ho capito che stavo ripetendo lo stesso schema. Non era cambiata la storia, era cambiata la scena, ma non quello che cercavo. Continuavo ad adattarmi, a cercare fuori conferme che non sarebbero mai arrivate.
Da lì è cominciato il lavoro che oggi accompagno.




Il corpo conserva quello che la testa non vuole vedere. Le donne che restano accanto a qualcuno lo sanno: tensione cronica nel collo, sonno spezzato, stanchezza che il riposo non passa. Per questo lavoro su due livelli che si parlano: il corpo con l’Ayurveda, le domande con il coaching. Il massaggio apre. Le parole danno forma.
Massaggi e trattamenti Ayurvedici
L’Ayurveda non tratta il sintomo, ma cerca l’origine dello squilibrio.
Attraverso massaggi olistici e trattamenti ayurvedici tradizionali, riporto il corpo al suo ritmo naturale. Non è solo rilassamento: è dialogo, è prevenzione, è tornare ad abitare te stessa.
Quando la mente ha bisogno di chiarezza
Ti accompagno a sbrogliare la matassa: liberarti dal caos mentale, fare chiarezza su cosa vuoi davvero, ritrovare la tua strada con passi concreti.
Non è motivazione da cartolina. È lavoro vero, gentile, al tuo ritmo.
Propongo sessioni singole oppure un percorso di sei incontri.
Non più “due cose”, ma una pratica con due porte d’accesso.



Io tengo la stanza.
Non prendere solo la mia parola. Ascolta chi ha già camminato questo percorso.
Se ti sei riconosciuta in qualcosa di quello che hai letto, prenota una chiamata di orientamento di 30 minuti. Gratuita. Capiamo insieme se posso accompagnarti.
